Tobias, giovane del 2002, ladino della Val Gardena (Bz), ha voluto raccontare, attraverso un documentario, l’incredibile storia di suo zio Ulrich, che vive a 2000 metri con il minimo indispensabile.
“La prima volta che sono salito da mio zio è stata nell’estate del 2020, quando mia mamma ha proposto di dormire nel fieno come piccola avventura. Alla fine non è stata un’avventura piacevole: non ho dormito neanche un minuto, il fieno mi cadeva addosso e mi pizzicava dappertutto.”, spiega Tobias.
“Era interessante lo stile di vita di mio zio, ma fino ad allora non ci avevo dato troppo peso. Poi, nel febbraio del 2022, ho iniziato ad andarci due volte a settimana e a dormire lì 2–3 notti ogni volta! Avevo la mia nuova bici, e fare qualche giro lì intorno era bellissimo. Qualcosa mi attirava: viveva in modo diverso, immerso nella natura. A me è sempre piaciuta la natura — a 16 anni facevo la guida al Museo di Scienze e cercavo nuove scoperte sugli animali dell’Alto Adige. Con il tempo ho capito sempre di più che ciò che lui fa è davvero speciale, diverso dalle altre persone. Anche il suo modo semplice di vivere mi ha colpito, e ho iniziato ad apprezzare molto di più questo suo stile di vita. Molti del posto erano critici: morirà di freddo, non resterà a lungo, dicevano…Più lo criticavano, più ero curioso di raccontare la sua storia. La storia di un uomo che vive isolato per seguire i suoi ideali. Un uomo che prova a vivere senza plastica e con il minimo indispensabile. ”, inizia a raccontare Tobias.
E così Tobias ha iniziato gradualmente ad avvicinarsi sempre di più a suo zio, studiare le abitudini, capirne lo stile di vita. Una vita senza acqua ed elettricità…Come è possibile sopravvivere con sei mesi di neve in queste condizioni?
“Mio zio l’ho sempre conosciuto poco, quasi per niente. Da piccolo lui viveva a Berlino e solo quando è tornato a vivere in baita ho iniziato ad avere più contatti con lui. Mi ha ispirato molto, perché non avrei mai pensato — né immaginato — che vicino a casa ci fosse qualcuno che vive ancora in armonia con la natura, e in modo così difficile. Lui, per me, sembrava quasi parte della natura stessa. Ogni giorno va a prendere l’acqua al ruscello o scioglie la neve, raccoglie la legna, accende il fuoco. Ogni mattina mette fuori il piccolo pannello solare per ricaricare il cellulare e restare, almeno un po’, in contatto con le persone. Sopravvive con patate e rape che coltiva lui stesso. Deve raccogliere i semi ogni anno, seminarli a marzo e coglierne i frutti in ottobre, per poi conservarli sotto terra così da avere cibo per tutto l’inverno. Da aprile, quando il cibo inizia a scarseggiare, mangia i primi fiori. Anche tutti i piatti che prepara con piante, erbe e bacche sono affascinanti! Riesce a vivere completamente immerso nella natura, la natura gli dà da mangiare e lui restituisce rispetto e cura.” racconta Tobias.
“È indescrivibile! Ogni giorno c’era qualcosa di nuovo: una piccola avventura, un cambiamento negli alberi, nella neve, e spesso apparivano animali diversi. Un giorno la strada per arrivare alla baita era completamente ghiacciata, un’altra volta c’erano 40 cm di neve fresca, un’altra volta ancora i boschi erano pieni di colori. Mi rendeva felice, e più ci andavo più sentivo di ricevere energia. Non ero più stanco: diventavo più forte, non sentivo nemmeno il freddo! Le stelle di notte e quelle montagne di neve erano spettacolo puro: sembravano panettoni, sembravano immagini irreali. E poi, all’improvviso, qualche animale che appariva nel silenzio: un cervo, un capriolo… momenti unici.”, prosegue.
“Una delle cose più interessanti è che lassù ho imparato a mangiare davvero di tutto! Ho anche provato formiche e diversi fiori! Anche se non mi piacevano per niente — erano amarissimi, e le formiche sapevano di aceto.
Un giorno siamo saliti sul Sasso Piatto: c’era ancora tanta neve e io avevo solo gli scarponi estivi! La neve non era completamente sciolta, quindi non potevamo seguire il sentiero e abbiamo dovuto salire fuori pista per tutto il tragitto. Appena arrivati in cima abbiamo girato le riprese mentre Ulrich scendeva con gli sci, e da lì ho visto un paesaggio stupendo: tutte le montagne completamente bianche!
A scendere era un disastro: ogni due minuti cadevo perché avevo le scarpe sbagliate ed era molto difficile. Stavo diventando matto perché non potevo fare altro che continuare a cadere. Arrivati giù, non c’era nulla da mangiare: abbiamo mangiato un po’ di nocciole e quella è stata la nostra cena. Avevo una fame incredibile, ma non c’era altro!
Un’altra volta eravamo nel bosco e davanti a noi è passato un grande cervo! Ci ha guardato un secondo ed è corso via.
Un giorno faceva molto freddo, così Ulrich ha fatto tantissima legna e ha scaldato troppo la stufa. Il metallo era diventato rosso dal calore! Poi è voluto uscire a prendere della neve per rinfrescare l’ambiente, ma la porta si è richiusa automaticamente e non riusciva più a entrare. Era notte, c’era vento forte e stava nevicando. Era fuori solo con una maglietta e pantaloni corti. Ha dovuto dormire in stalla, vestito pochissimo, con la paura che magari la baita potesse anche iniziare a bruciare!”, racconta Tobias.
“Ogni cosa che faceva era come un’inquadratura da film: usava la terra delle talpe, aveva un orto enorme dove mangiavano anche i topi…ed era affascinante. Così ho iniziato a documentare tutto e a caricare i video su YouTube, che però, non guardava nessuno. Allora ho iniziato a pensare di realizzare un vero documentario. Anche se non avevo mai visto documentari (a casa non abbiamo mai avuto la televisione), sentivo dentro di me che lì c’era qualcosa da raccontare. Era come un’energia inconscia che mi spingeva a continuare. ”, racconta come un fiume in piena il giovane Tobias.
“Avevo con me il mio nuovo drone, non avevo ancora una videocamera.”, prosegue.
“I primi tempi sono stati complicati: problemi con le batterie, discussioni con mio zio, poco spazio di memoria, poco da mangiare e tanta fatica, cibo a cui non ero abituato. Non vedevo i miei amici per settimane e le giornate di riprese andavano dalle 7 del mattino a tarda sera. Dovevo essere sempre attento: un rumore, una notifica, un cellulare che squillava… qualsiasi cosa poteva diventare parte della storia. E con tutto questo dovevo comunque restare calmo, altrimenti non funzionava nulla.”, racconta.
Tobias aveva un’idea chiara: portare la storia di suo zio nel mondo e realizzare un film completo. Era importante per lui mostrare che esistono altri modi di vivere, e quanto possa essere affascinante vivere nella natura, a contatto con essa e secondo i suoi ritmi.
Quando ho finito di filmare ed è arrivato il momento del montaggio, non sapevo da dove partire. Era un passo enorme: non avevo mai montato film da 10 minuti o più. Ho provato un po’, ma poi ho mollato tutto. Ho anche smesso di andare da mio zio. In quel periodo non criticavano solo lui, ma anche me, scoraggiandomi dal proseguire nel mio percorso.”.
Così, sconfortato, Tobias ha abbandonato il progetto. Ha iniziato a viaggiare e a fare altro.
Tuttavia, dopo qualche mese, la voglia di raccontare questa storia è tornata e con una forza ancora maggiore. Carico di nuova energia si è dato da fare, ha trovato un contributo economico per poter realizzare il film, ha cercato dei montatori e, con l’aiuto di sua sorella Magdalena Demetz, ha composto la musica con una piccola orchestra di Zurigo. Dopo aver girato, hanno fatto la post-produzione audio a Roma e a dicembre del 2025 sono anche andati a Cinecittà per la color-correction.
Il documentario di Tobias ha ricevuto più di 24 milioni di visualizzazioni in sole 6 settimane e raggiunto oltre 100.000 follower.
Ora il suo obiettivo è portare la première del film al Festival di Venezia e far conoscere la storia di Ulrich a livello internazionale.
Tobias ha deciso di portare la sua storia – e quella di suo zio – al contest di Strike perchè vuole dare speranza ai giovani: “far capire che c’è molto di più là fuori, che tutto è possibile — proprio come per mio zio e come per me, che da zero sono arrivato a realizzare un documentario.”.
“Mi piacerebbe che le persone capissero che esistono altri modi di vivere, non solo quello delle città. La vita è molto più grande di ciò che pensiamo. Con il contest ho la possibilità di far conoscere questa storia a più ascoltatori e portare un messaggio positivo.”, racconta.
Tobias da questa esperienza ha appreso molto.
“Ho capito che devo essere più in contatto con la natura: passare più tempo all’aria aperta, non solo per un giorno, ma anche una notte, una settimana o due. La natura dà forza, gioia e serenità. La natura ci dà molto più di quanto immaginiamo. Ho imparato che se ho un sogno, è possibile realizzarlo. Basta crederci davvero e dare tutto. Anche quando non si raggiunge il risultato finale, si arriva comunque molto più lontano di prima, si trovano nuove strade, nuove idee, e così si cresce sempre di più. Ho scoperto che esistono altri modi di vivere: si può vivere lontano da tutto, senza acqua o elettricità, in modo semplice, con pochissimo, usando solo ciò che è davvero essenziale. La felicità non è definita da chi ha più soldi, le macchine più belle, lo stress o l’insoddisfazione. Ci sono valori molto più importanti: essere felici, vivere la vita che vuoi tu, seguire il tuo percorso — anche quando tutti pensano che sei matto.”.
E tante sono le cose di cui andare fieri.
“Sono molto orgoglioso di aver conosciuto mio zio, di aver imparato da lui, di esserci capiti e di aver potuto vivere insieme questo percorso e realizzare un film sulla sua storia.
Sono molto orgoglioso di come tutto è andato: dai momenti più difficili a quelli più belli, ogni secondo passato da lui. Ogni fatica nel spingere la bici su per il sentiero, ogni discussione, ogni animale incontrato, ogni piccola osservazione fatta in questi cinque anni… tutto è stato speciale. Non potrei essere più felice.
Sono infine molto orgoglioso orgoglioso di tutte le persone che hanno creduto nel progetto e che, dal nulla, mi hanno aiutato ad arrivare fino alla post‑produzione audio a Roma, alla color‑correction a Cinecittà e alla registrazione della musica con l’orchestra a Zurigo.”.
L’oggetto che rappresenta la sua storia è un salmone: “fin da piccolo deve combattere la corrente e superare ogni ostacolo per raggiungere i suoi obiettivi, proprio come ho fatto io, senza avere esperienza, per realizzare questo documentario.”.
Il suo messaggio al mondo? “Non mollare e combatti per la tua visione e i tuoi obiettivi, anche se sembrano impossibili.”.