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A Rovereto, un’associazione e un blog per fare divulgazione e raccontare la cronaca in modo “lento” e accessibile

Di Paolo Trentini

Ph. Maria Chiara Betta

«Lumen è venuto alla luce durante la pandemia. Eravamo un po’ stufi del continuo bombardamento di informazioni e volevamo creare qualcosa di più consono al nostro mondo. Volevamo fare un tipo di informazione diversa, più approfondita, espressione dei mondi da cui proveniamo e delle nostre competenze.

Vogliamo precisare che noi non diamo notizie, facciamo degli approfondimenti, sviluppiamo un argomento che ci interessa. Parliamo di attualità, di temi contemporanei, la nostra urgenza è quella di sviscerare e comprendere meglio il contesto sociale e ambientale in cui ci troviamo.

Anche quando è scoppiata la guerra in Ucraina abbiamo scelto di non seguire il trend, di non uscire subito con un pezzo sull’argomento. Non ce la siamo sentiti di prendere parola e di dire la nostra. Abbiamo preferito attendere gli sviluppi per prenderci il tempo di capire, di approfondire e solo in seguito dare informazioni. Chi scrive un pezzo per Lumen ha studiato l’argomento, magari ha studiato lo stesso argomento all’università, ha fatto un certo percorso. Insomma, chi scrive di un determinato tema è un “professionista” di quel tema e ha fatto un percorso preciso per scriverne.

L’idea iniziale era quella di fare un blog online ma poi si sono aggiunte persone con competenze e idee diverse e ci siamo resi conto che c’era una buona base per fare di più e meglio e che le persone coinvolte avevano voglia di sperimentare e far crescere questa realtà. Abbiamo così definito una “brand identity” con obiettivi e una tematica ben definita che è quella della sostenibilità sociale e ambientale e abbiamo deciso di diventare un’associazione, perché sentivamo che l’obiettivo doveva essere quello di costruire una comunità attiva di giovani che si sentissero coinvolti da queste tematiche, dalla sfida della nostra generazione che è l’ecologia.

Dalla divulgazione sul blog siamo passati a fare divulgazione sul territorio con una serie di eventi di tematiche diverse, ognuno con uno specialista del settore che portasse delle fonti valide in modo da creare un dibattito. In generale, ci siamo resi conto che la nostra intenzione era portare le persone attorno a un tavolo e fare in modo che ci fosse più dialogo e confronto rispetto alle tematiche che ci stanno a cuore.

Le nostre parole chiave sono azione, divulgazione e ricerca: azione perché vogliamo generare un’azione in quello che divulghiamo, divulgazione perché è il nostro compito principale, ricerca perché siamo alla continua ricerca di come fare divulgazione in maniera aggiornata. In questi giorni, per esempio, ci stiamo chiedendo quali mezzi e linguaggi sia meglio utilizzare per venire incontro anche ai bisogni dei nostri lettori e lettrici. Dopo averli incontrati di persona durante gli eventi, ci siamo chiesti come fare informazione. Ci rendiamo conto che ognuno è toccato su corde diverse e quindi sperimentarsi pian piano (il nostro obiettivo per il prossimo anno) con mezzi e metodi diversi è fondamentale. D’altra parte c’è chi guarda più volentieri un video, chi ascolta un podcast, chi legge un lungo articolo e chi è attratto da un’infografica accattivante e quindi ci rendiamo conto che è importante fare una ricerca circa il metodo di divulgazione che funziona meglio. Il tutto tenendo ben presente la credibilità delle fonti e cercando di divulgare al meglio le nostre “notizie” perché altrimenti si danno informazioni non veritiere (fake news) che creano difficoltà nelle persone e a livelli più avanzati possono generare ansie o addirittura panico. L’abbiamo visto durante la pandemia con molte informazioni condivise ma provenienti da fonti poco credibili. Questo perché la gente non ha il tempo di controllare (fact checking).

Lumen è strutturato come un blog. Tutte le settimane usciamo con 2 articoli, uno martedì e uno domenica. Si trovano on line basta seguirci sui social (Instagram e Facebook). Accanto a questo c’è la parte di eventi, nata per un progetto scritto per il bando “Trame di Futuro” del piano giovani di zona di Rovereto. Una serie di incontri, ognuno con una tematica ben precisa, approfondita da un giovane del territorio; volevamo creare dialogo ma bisognava saper dominare la materia altrimenti la serata sarebbe diventata un momento di scambio di opinioni fine a se stesso. Il progetto si è concluso con una due giorni che per noi è stata una full immersion di ricerca, con persone da fuori regione che hanno portato la loro esperienza lavorativa personale di racconto sul tema agroalimentare, ma anche una professionalità molto valida come Silvia Lazzeri di Will Media. Ci ha dato l’occasione per confrontarci su come fare informazione e come funziona il metodo Will, un modello che ci piace, sono molto bravi a fare divulgazione sia di persona sia scritta, un metodo che vogliamo studiare per crescere ancora.

Ma perché Lumen? Il nostro nome deriva da due fasi diverse: inizialmente si chiamava solo Lumen, in seguito è stato aggiunto “Slow Journal”. Il nome riflette l’orizzontalità del tipo di informazione che facciamo tra coetanei: Lumen è la luce diffusa che viene dal basso, l’opposto di “lux” che invece è imposta dall’alto. “Slow journal” è stato aggiunto il giorno stesso in cui abbiamo fondato l’associazione.

Quando abbiamo deciso che non saremmo stati solo un giornale, ma proprio per dare un’idea della offerta culturale e la nostra base del nostro lavoro: un’informazione più lenta e più attenta, un po’ il contrario di quanto accade oggigiorno. Il simbolo del gufo, infine, richiama il fatto che nella nostra sede ci sono gufi (finti) un po’ dappertutto.

Le reazioni della gente sono state diverse. All’inizio c’era chi si è detto sorpreso della nostra esistenza perché, non si aspettava una cosa del genere. Poi quando ci ha trovato si è incuriosito, è entrato nell’associazione e contribuito alla crescita. In generale c’è una fascia di popolazione, forse un po’ più vecchia di noi, che sembra sentire l’esigenza di un soggetto di Rovereto o della Vallagarina che proponga un’informazione un po’ diversa. Molti sono rimasti sorpresi nel trovarsi di fronte a un’associazione fatta di giovani. La nostra generazione più giovane, invece, conosce anche le altre alternative che esistono, perché si muove sui social perché vede altri tipi di informazione, non solo quella cartacea.

Il primo evento è stato un salto nel buio: abbiamo organizzato gli eventi nei bar non sapendo quante persone saremmo riusciti a coinvolgere, con i bigliettini già pronti per stimolare le domande se non ce ne fossero state abbastanza. Invece abbiamo aperto con un evento sulle malattie invisibili, e già quello è stato molto partecipato sia per numero sia per coinvolgimento e da lì abbiamo lavorato molto per tenere alto il nostro livello di attenzione e coinvolgimento nel progetto. Se l’obiettivo del 2023 è lavorare sulla comunicazione, quello del 2022 era quello di farci conoscere, entrare nella comunità e affermarci nella realtà, trovare il nostro spazio e far capire alle persone cosa facciamo e come ci presentiamo. Fare aperitivi con la musica è molto bello ma abbiamo lavorato perché il nostro messaggio non venisse frainteso con la volontà di trovarsi a passare una sera insieme e bere. Abbiamo fatto capire che Lumen sa divertirsi ma sa anche prendersi lo spazio, lento, per capire che c’è anche altro, che c’è un modo diverso di comunicare e informarsi. Volevamo portare le persone a parlare e passare oltre al refrain “siamo a Rovereto, siamo sempre gli stessi”. Portare 50 giovani a trascorrere due ore e confrontarsi sul comportamento da tenere in montagna, dentro una chiesetta sconsacrata, un martedì sera piovoso è stata una sorpresa. Siamo entusiasti di sapere che a Rovereto ci sia un’opportunità di informarsi e che i nostri eventi hanno iniziato a creare un dialogo.

La difficoltà più grande è stata rendersi conto della necessità che avevamo di portare a termine la serie di eventi mantenendo intatto l’entusiasmo e le motivazioni iniziali. Con il passare del tempo è cresciuto il numero di eventi e sono aumentate le attività che abbiamo deciso di intraprendere. C’è stato un momento in cui è emersa un po’ di fatica e allora ci siamo tuffati a capofitto, con la determinazione e la volontà di concludere la rassegna e poi prenderci un po’ di pausa. Non abbiamo mai litigato, siamo giovani e ci siamo dati subito delle regole, dei limiti e dei paletti. Magari qualcuno strada facendo si è reso conto che il suo ruolo non gli piaceva o non era quello che si aspettava all’inizio e si sentiva un po’ scoraggiato. Alla fine, però, ci siamo guardati in faccia, stanchi ma felici, abbiamo indetto una riunione in cui ci siamo chiariti e ognuno ha detto cosa avrebbe voluto continuare a fare oppure no. Un momento di rottura o di scoraggiamento non c’è mai stato. Forse perché non abbiamo avuto il tempo di pensarci, o forse perché siamo bravi a comunicare. Siamo molto sinceri tra di noi e ci diciamo tutto.

Se Lumen esiste e continua è grazie a tutti quanti ci leggono, a chi viene ai nostri eventi e ci segue o che magari lascia solo un bigliettino scritto a penna alla fine di un evento. Tutti costoro ci danno spunti, stimoli, ci fanno sapere cosa non funziona. Fondamentali sono le istituzioni e le associazioni con cui abbiamo collaborato: ci hanno dato consigli, spronato, spiegato come si compilano le carte, ci hanno offerto spazi, contattato gli ospiti e si sono fidati di noi pur non conoscendoci. Chiunque in questo momento è fondamentale.

Ai ragazzi diciamo: mettetevi insieme, unite le idee e le forze, non abbiate paura di fare qualcosa. Troverete persone che vi aiuteranno, che saranno dalla vostra parte e se vi confrontate troverete altri alleati. Il punto cruciale è di non aver paura di esporre il proprio progetto o idea, sia per lanciarla sia per trovare qualcuno con cui condividerla perché il gioco di squadra funziona meglio rispetto a una persona singola. Non siete mai da soli, per cui forza e coraggio!».