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Meike Hollnaicher racconta sul web la trasformazione eco-sociale delle piccole aziende agricole dell’Alto Adige

Di Paolo Trentini

©Strike2022 – Ph. Maria Chiara Betta
Ph. Maria Chiara Betta

Una rete di contadini e aziende agricole che lavorano e pensano in modo sostenibile e promuovono il cambiamento in Alto Adige. Questo è Farmfluencers of South Tyrol. Il progetto è stato ideato e realizzato da Meike Hollnaicher, ragazza di origine tedesca trapiantata in Alto Adige. Prima da sola, poi con l’aiuto di Thomas Schäfer, mette in contatto le realtà agricole locali e stimola le comunità a scegliere il cibo responsabilmente e a prendersi cura del terreno e dell’ambiente attravarso podcast, cortometraggi e lo storytelling. Perché il terreno è alla base di tutto.

«Farmfluencers of South Tyrol parla di contadini e di agricoltura e nasce nel 2020 durante la mia tesi della laurea magistrale in “Eco Social Design” all’Università di Bolzano. Io stessa sono cresciuta in una piccola fattoria in Germania nel Baden Württermberg e di lavoro faccio la graphic designer.

Ho studiato media design in Germania, ma nel 2018 sono venuta a Bolzano per conseguire la laurea magistrale in design ecosociale. Essendo nata in campagna avevo già un forte legame con il tema dell’agricoltura da tantissimi anni. Anche se a 18 anni mi sono spostata in città, viaggiando in diverse parti del mondo mi sono sentita in dovere di fare la mia parte per la sostenibilità e poi automaticamente sono tornata all’agricoltura perché per me è alla base di tutto.

Ormai vivo in Italia da 4 anni e il mio strike riguarda l’agricoltura sostenibile e persone che si stanno impegnano a lavorare in modo rigenerativo e innovativo per combattere anche il cambiamento climatico con l’agricoltura.

Ho iniziato a lavorare a questo progetto da sola, ho fatto molte ricerche qua in Alto Adige, ho lavorato con contadini e contadine per capire quali elementi possono favorire la trasformazione ecologica di una fattoria e quali invece possono bloccare questo percorso.

In agricoltura sempre più spesso si parla di numeri e di scienza ma nella realtà, non solo in Alto Adige, tante fattorie sono gestite da famiglie. Se si vuole cambiare qualcosa nel modo di lavorare si deve avviare un processo emozionale che devono fare le famiglie al loro interno e spesso, purtroppo, manca proprio un supporto per mettere in contatto le persone che condividono gli stessi valori.

Con Farmfluencers abbiamo creato una community di persone che vogliono cambiare qualcosa, ma magari non hanno appunto il supporto necessario per farlo, mentre grazie al progetto hanno una rete di riferimento alla quale sanno di potersi rivolgere, dove esistono altre persone che fanno qualcosa di simile. In questo modo i fattori non si sentono più soli, trovano più motivazioni, ispirazione e si crea un gruppo di auto mutuo aiuto.

Per riuscire in tutto questo, oltre a incontrare personalmente i contadini, organizziamo workshop e incontri, a volte quando abbiamo qualche euro invitiamo persone a parlare magari su un tema molto attuale, che ancora non è stato trattato dalle associazioni dell’agricoltura.

Rispetto alle varie associazioni esistenti come il Südtiroler Bauernbund, Cia o Coldiretti, noi siamo meno tecnici e più sperimentali.

Assieme a tutto questo, facciamo conoscere le aziende agricole attraverso lo storytelling, podcast, cortometraggi e i canali social dove raccontiamo le storie di questi contadini e contadine che sono speciali e che potenzialmente possono influenzare in modo positivo le persone: loro sono i “Farmfluencers of South Tyrol”.

L’obiettivo principale, in fondo, è quello di incoraggiare e ispirare altre persone, creare un ponte tra cittadini e contadini attraverso eventi dove parliamo di agricoltura, di cibo sano e sostenibile.

Lavoriamo in tantissime direzioni per diffondere un’agricoltura nuova e soprattutto il coraggio per il cambiamento. Allo stesso modo lo scopo del nostro progetto non è tanto fare pubblicità alle persone, o alle fattoria, noi vogliamo mettere in evidenza un nuovo modo di fare agricoltura e spingere per una nuova visione più allargata. Attraverso i video e cortometraggi emozionali vogliamo creare la voglia di cambiare le cose sia per i contadini sia per i cittadini, vogliamo creare la voglia di cambiare le modalità di consumo dei prodotti e di supportare l’agricoltura sostenibile.

Da qualche tempo con me “lavora” Thomas Schäfer, con un passato da cuoco ma ora videomaker. Lui si occupa di filmare i cortometraggi, io mi occupo di gestire il sito internet, i social, scatto le foto e produco i testi bilingue. Un aspetto molto importante in quanto le associazioni di contadini comunicano esclusivamente in tedesco e questo in Italia non va bene. Pure io e Tomas siamo di madrelingua tedesca, ma è importante creare anche un ponte attraverso la lingua perché tutti dobbiamo imparare dagli altri ed è importante comunicare anche in altre lingue, tra cui l’italiano. Tutto questo lo facciamo esclusivamente nel nostro tempo libero, non abbiamo un business model, non siamo un’associazione ma stiamo cerando di collaborare con organizzazioni che condividono i nostri valori e la nostra visione.

Per il futuro, dobbiamo trovare un modo per reperire fondi, non solo perché ci investiamo tantissimo tempo, perché il lavoro è molto e il livello di qualità abbastanza alto, ma anche perché è necessario avere una base economica per organizzare eventi e tutto quello di cui c’è bisogno. Per fortuna al momento le cose stanno funzionando bene, c’è tantissimo interesse e questo è molto bello perché finalmente si parla di agricoltura. Alla fine l’agricoltura è alla base di tutto, della nostra vita, del nostro cibo. La base è suolo e il contadino cura il suolo e per questo è estremamente importante parlare di questi argomenti e provare a cambiare le cose perché al momento stiamo trattando molto male il suolo tra emissioni di anidride carbonica, pesticidi e così via.

La voce si è sparsa a macchia d’olio e in questi anni abbiamo avuto diverse richieste di collaborazione, anche da grandi gruppi. A volte abbiamo declinato. Essere indipendenti significa non poter disporre di certe cifre, ma ci dà la possibilità di non essere coinvolti in interessi politici o economici, difficili da gestire e da giustificare. Non abbiamo ricevuto grandi critiche, magari qualche contadino si è lamentato di non essere nella nostra lista, ma capita.

Qualche volta ho sentito parlare di me come “una che vuole spiegare a tutti come fare agricoltura biologica” ma non è così. Non voglio insegnare nulla e non voglio convincere nessuno. Voglio solo far vedere quello che di buono si fa in provincia e oltre, e motivare altre persone a farlo. Abbiamo un modo di comunicare molto positivo, anche critico, ma non critichiamo mai persone o modi di fare. Mostriamo una soluzione, un altro modo di operare che potrebbe funzionare. Il nostro segreto è essere positivi nella nostra comunicazione: invece che criticare, facciamo vedere alcune persone che hanno trovato la soluzione ai problemi.

Momenti di difficoltà ce ne sono sempre. Per esempio, io ho lasciato il mio lavoro precedente per dedicarmi anima e corpo a questo progetto.

Avevo lavorato come project manager per la Fiera di Bolzano nel settore dell’agricoltura. Mi trovavo bene ma era troppo pesante portare avanti le due cose: finivo per lavorare tutti i giorni e tutti i weekend tra Farmfluencer e lavoro in fiera e mi sono resa conto che non riuscivo più ad avere un minuto per me. Avevo deciso di portare avanti il mio progetto ma conciliarlo col lavoro non era facile perché era tutto nuovo, il project management è un mestiere che non ho mai imparato davvero e mi sono trovata in difficoltà nel gestire la mia vita. Ora sono tornata free lance come grafica e posso disporre di più tempo ed energia da dedicare a Farmfluencer. Una scelta coraggiosa per il momento.

Qualche momento difficile l’ho avuto a inizio progetto, quando ho iniziato a contattare e andare nelle fattorie. Io, straniera e donna in un mondo abbastanza conservatore, all’inizio avevo un po’ di timore nel confrontarmi con i contadini e ho avuto diversi momenti in cui mi sono bloccata. Fortunatamente non ho mai ricevuto commenti razzisti o negativi e alla fine ha sempre vinto il mio sorriso. Anche oggi nonostante tutto il sistema dell’agricoltura è molto maschile e un po’ maschilista. Però al momento la cosa non mi tocca Infine, io sono figlia unica e ho una fattoria da mandare avanti a casa in Germania che mi sta aspettando. Ovviamente i miei sono contenti, di occuparmi di agricoltura, lo sono un po’ meno che lo stia facendo qua e non a Ottenbach, il mio paese.

Una persona importante per me è stata Thomas Schäfer che si è unito al progetto e grazie a lui abbiamo iniziato a girare video e filmati. Anche lui non è pagato e come me lo fa solo per passione. Devo ringraziare anche Francesco Piazza che ci aiuta con le traduzioni dei testi, altrimenti faremo un po’ più di fatica senza di lui a fare tutto, poi Elisabeth Tauber, mia professoressa all’università. Lei mi ha sempre ispirato e guidato durante le mie visite alle fattorie, quando mi trovavo lì dei giorni per lavoro dicendomi a cosa fare attenzione. Ovviamente tutti i contadini che mi hanno dedicato del tempo e parlato con me, anche se all’inizio sembrava strano. Adesso sono dei nostri supporters ed è molto bello.

Per il futuro… Beh abbiamo tantissime cose in mente. Innanzitutto cerchiamo di trovare fondi o uno sponsor privato. Ancora non l’abbiamo trovato ma sarebbe bello poter godere di una solidità economica per fare nuovi progetti e attività.

Per esempio vogliamo andare nelle scuole perché già alcuni professori delle medie ci hanno chiesto dei cortometraggi da guardare con gli alunni; poi vorremmo realizzare un docufilm di un’ora che riassume quello che stiamo facendo. E ancora degli eventi dove vorremmo potessero partecipare delle persone dall’estero che presentino argomenti nuovi sul tema dell’agricoltura. Qualcuno di ben conosciuto e professionale.

Pensate che all’inizio non ero così convinta che fosse un progetto così bello. Ma poi le persone hanno continuato a dirmi “fallo, continua, vai avanti” e quando ho parlato per la prima volta con un giornalista ho capito che stavo suscitando l’interesse della gente. Quindi, voglio dire a chiunque voglia fare strike! di fidarsi delle persone quando ti incoraggiano, non lo dicono mai per caso, e di avere fiducia in se stessi e di provarci comunque. Io ho lasciato il mio lavoro, mi sono data 2 anni per capire se il progetto può funzionare o meno. Guadagno meno soldi di prima, faccio un lavoro meno significativo per guadagnare soldi, ma posso dedicare le mie energie al progetto. Se funzionerà bene, altrimenti cambierò strada. Bisogna sempre provarci perché nella vita si può sempre cambiare, tornare indietro o provare qualcos’altro, ma il percorso effettuato durante il tentativo rimane un’esperienza bellissima. Fare qualcosa che ti dà di ritorno dei risultati, qualcosa che è tuo, sapere che puoi realizzare quello che hai dentro di te è un’esperienza bellissima».