Enrico Battarra (1998), Emanuele Pratelli (1998), Letizia Monti (1999), con il loro collettivo Il Nido, sono i primi tre romagnoli a partecipare al contest di Strike, dal 2025 aperto anche all’Emilia-Romagna.
“La scintilla che ha dato origine alla nostra storia è arrivata con una chiamata per entrare a far parte di una rete di partenariato impegnata nella riattivazione di un luogo rimasto in disuso per molti anni nel Comune di Rimini: l’ex cinema Astoria. Quando ci è stato chiesto di proporre un progetto all’interno di quello spazio, abbiamo subito pensato a un’iniziativa capace di sostenere concretamente gli artisti emergenti dell’arte performativa, proprio come siamo noi, e di contribuire a migliorare di conseguenza il contesto culturale della città.”, racconta Enrico.
“Riteniamo che il sistema culturale italiano attuale sia fallace e spesso poco attento alle nuove generazioni artistiche. Guardando al nostro territorio, abbiamo percepito chiaramente una mancanza di spazi liberi dove poter creare i propri lavori e pochissime possibilità di presentarli in rassegne o festival locali. Chi dirige questi contesti raramente si preoccupa di coltivare gli artisti del futuro. È proprio da questa mancanza che è nata la nostra spinta: il desiderio di contribuire a costruire un luogo inclusivo e dar vita a un progetto che potessero offrire ciò che anche noi stessi manca: un’occasione per esprimersi, studiare e coltivare i propri talenti.”, prosegue.
Così nasce Ritorno allo Scouting: un’iniziativa pensata da giovani per i giovani, nata con l’obiettivo di individuare, sostenere e mettere in connessione gli artisti emergenti delle arti performative (teatro, danza, circo e performing arts) attivi nella provincia di Rimini.
“Il progetto ha offerto gratuitamente agli artisti gli spazi dell’ex cinema Astoria, un bene pubblico rimasto inutilizzato per molti anni, trasformandolo in un luogo di residenza artistica, dove fermarsi, ascoltarsi e perdersi nella propria ricerca. Grazie a Ritorno all’Astoria siamo riusciti a riportare i giovani e dentro questo spazio ricco di potenzialità, contribuendo alla sua riattivazione attraverso la presenza, il lavoro e l’energia creativa delle nuove generazioni.”, spiega Enrico.
Con Ritorno allo Scouting, il Collettivo il Nido, è riuscito a raggiungere anche un secondo obiettivo: creare una rete e una mappatura degli artisti emergenti della Romagna, un’azione necessaria per contrastare le dinamiche ormai consolidate del sistema artistico-culturale. “Il mondo dello spettacolo italiano è infatti segnato da un malessere diffuso: spazi chiusi e difficili da raggiungere, sistemi impenetrabili, disparità di accesso, poche opportunità di crescita e scarse possibilità di affrontare con serenità i processi creativi e la fruizione dei lavori degli artisti e delle artiste emergenti.”, spiega Enrico.
Il Collettivo ha anche redatto un manifesto di intenti, condiviso con i giovani artisti coinvolti nel progetto:
Nessun obbligo di mostrare il lavoro a un pubblico
Nessuna competizione
Nessun tema imposto
Nessuno sguardo che domina ma che accoglie
Nessuna logica commerciale
Ma possibilità di avere uno spazio e un tempo per se stessi all’interno del proprio lavoro intimo, oscuro
Facendo
Incontrando l’inedito, facendo esperienza dell’inatteso
Lontani da mode, mainstream e dalle imposizioni, implicite e non, da chi dirige il sistema culturale
Prendendo consapevolezza del nostro diritto di esistere
In attesa, non inerti
Innamorandoci
Innovando, rischiando, con le stesse opportunità, con una pluralità di linguaggi.
Percorrendo strade impervie, dandoci tempi lenti, osando nelle forme e nei contenuti
In contatto, in dialogo
Per favorire uno spazio di inclusione e dialogo attraverso molteplici forme artistiche e di espressione creando una comunità e una rete di giovanə, cittadinə, artistə emergenti.
“Siamo riusciti a creare un’alleanza sociale inclusiva e non ideologica coinvolgendo e aiutando 10 artisti/compagnie emergenti under 35 del nostro territorio per un totale di 26 giovani coinvolti, tutti estremamente diversi per sensibilità e percorsi artistici. Casualmente, ma molto rappresentativo della situazione, tutti i progetti in prova erano alla loro prima residenza. Questo certifica il valore prezioso e necessario di questa iniziativa e, se non ci fosse stata, questi progetti artistici non sarebbero forse mai iniziati. Siamo riusciti a creare un contesto abilitante che dia la giusta visibilità a quei giovani artisti del territorio che rimangono più invisibili al pubblico e operatori, incentivando un dialogo che porti alla costruzione di un senso critico individuale e collettivo, sul sistema culturale attuale.” racconta Enrico.
Dalla loro storia il collettivo ha imparato soprattutto il valore dell’ascolto e della fiducia: ascolto delle esigenze degli artisti, tutte diverse e altrettanto legittime, e fiducia nella possibilità che, anche con risorse limitate, si possa generare un cambiamento reale. “Abbiamo compreso quanto sia importante creare spazi che non chiedano nulla in cambio se non autenticità, e quanto questo semplice gesto possa liberare energie creative che altrimenti rimarrebbero soffocate.”, spiega Enrico.
“Abbiamo imparato che non bisogna per forza essere tutti simili e pensare tutti allo stesso modo per poter collaborare e stare insieme per raggiungere un obiettivo comune. Abbiamo imparato anche che la comunità non nasce da sola: va coltivata con cura, generosità, responsabilità e presenza. Abbiamo imparato che molti giovani artisti hanno bisogno non solo di uno spazio fisico, ma di uno sguardo che li riconosca, li legittimi e li sostenga.”, prosegue.
Il cambiamento più grande che questa esperienza ha prodotto in loro è la consapevolezza che tutti possono essere parte attiva nel trasformare il sistema culturale, anche partendo dal basso. “Ci ha resi più determinati, più coraggiosi e più attenti al valore delle relazioni, e ci ha confermato che creare possibilità è già, di per sé, un atto politico, oltre che poetico.”.
Guardando al futuro, il Collettivo vorrebbe replicare il progetto, realizzando una seconda edizione, rafforzandolo e ampliandolo il modo da poter offrire anche un contributo economico a ciascun artista in residenza, come ulteriore forma di sostegno alla loro ricerca, senza pretendere esiti o lavori finiti in cambio. Inoltre, desiderano ampliare il numero di artisti coinvolti e aumentare il numero di giornate dedicate a ciascuna residenza, così da rendere il percorso ancora più ricco e stimolante.
Ritorno allo Scouting si basa sull’attivismo civico di un gruppo di giovani nel realizzare iniziative culturali e di comunità per altri giovani che credono fortemente nel ruolo della cultura come benessere collettivo: ideatori, realizzatori e promotori che vengono coinvolti in differenti mansioni e con differenti ruoli (attività di volontariato, staff del progetto, collaboratori ecc.) mettendosi in gioco partecipando ad attività culturali e legate al mondo dello spettacolo.
Il Collettivo spera che sempre più giovani si mobilitino per portare buone pratiche attraverso iniziative come Ritorno allo Scouting, che si basano su valori di inclusione, rispetto e visione a lungo termine, per migliorare le opportunità e le occasioni di crescita e lavoro per i giovani del proprio territorio.
Ritorno allo Scouting è una iniziativa infatti facilmente replicabile anche in altre città o capoluoghi: “un gruppo di artisti o un insieme di giovani che hanno a cuore la cultura e il sociale, costituendosi in associazione oppure appoggiandosi a un’altra associazione già costituita potrebbero organizzare altri Ritorni allo Scouting nei loro territori trovando uno spazio consono e laddove possibile costituire una rete di partenariato altrettanto prezioso con altre realtà. La chiave sarà nel come accogliere e rendere quello spazio il più accogliente possibile per ogni singolo artista, cercando di non selezionare ma dando al maggior numero possibile di artisti questa occasione dando a tutti la possibilità di entrare nella rete e comunità di artisti emergenti di quel territorio dove alla base per aderirvi ci sarà il rispetto e la non competitività. Perché l’arte non è una gara ma un dialogo e contaminazione di idee e esperienze.”, spiega Enrico
“Abbiamo deciso di presentare il nostro progetto al contest perché desideravamo farlo conoscere anche al di fuori del nostro territorio e entrare in contatto con altri ragazzi e ragazze che, come noi, stanno portando avanti progetti coraggiosi e preziosi, capaci di generare cambiamento.”
Il progetto potrà evolversi realizzando l’evento “Il Corpo degli Invisibili”: un micro-festival dove gli artisti coinvolti in Ritorno allo Scouting potranno avere la possibilità di mostrare i loro lavori a pubblico e operatori. “Questo avrebbe una ricaduta molto importante sul nostro territorio dando lavoro e visibilità a tanti giovani.”, spiega Enrico.
Per rappresentare la loro storia il Collettivo ha scelto un nido, simbolo riportato anche nel nome del loro gruppo. “Il nido ci rispecchia perché, pur apparendo fragile e instabile, è in realtà una struttura solida, costruita per accogliere. Allo stesso modo il nostro progetto è nato con l’intento di non discriminare nessuno: è uno spazio aperto, pronto a ricevere ogni personalità. Il nido è il luogo in cui si nasce, si cresce e si costruisce la propria casa, ma anche un punto a cui si può sempre tornare. Rappresenta gli incontri, il dialogo, l’apprendimento e la possibilità di imparare a volare. Incarna perfettamente ciò che siamo e ciò che desideriamo donare a tutti gli artisti emergenti come noi.”.